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Semi per il Cibo (Italiano)


I vostri semi negli scomparti dell’immondizia o nei giardini della famiglia?

Nel mese di agosto del 2007 ho sviluppato un nuovo Web site in olandese
( http://zadenvoorleven.wordpress.com )
per invitare chi parla olandese a non gettare i semi di alcune specie di piante (ed ortofrutta) nell’immondizia, ma a lavarli, asciugarli ed inviarmeli.

L’obiettivo principale è far usare questi semi alle popolazioni dei paesi soggetti a desertificazione. Così facendo potremo aiutare la povera gente priva di alimenti, di vitamine e di altre sostanze nutrienti necessarie. Attualmente, le azioni programmate per combattere la fame e la povertà, sono in larga parte di massa e quindi costosissimi. È ben noto che le grandi iniziative non sono capite dalla gente rurale, e di conseguenza non portano ad uno sviluppo sostenibile. I grandi progetti di sviluppo per queste popolazioni vanno di pari passo con i soldi a disposizione, se si esauriscono i fondi, si fermano anche i progetti.

La gente locale vive nell’ impossibilità di controllare il remains di tali progetti enormi.

Sono convinto che progetti più piccoli offrono maggiori garanzie di riuscita, in particolare perché la popolazione locale riesce a seguirli. In anni di lavoro nel campo, ho visto la siccità interessare paesi di tutti i continenti, ed ho notato che il problema alla base del problema della fame nei paesi del terzo mondo è causato da una mancanza continua di sostegno ai piccoli orti, o campi, delle famiglie, delle scuole o dei terreni delle piccole comunità.

Esiste un terreno ben curato da famiglie locali nel deserto del Sahara (accampamento del rifugiato del Sahrawis in S.W. Algeria) ricco di differenti tipi di verdure ed alberi da frutta.

Se ogni villaggio potesse avere un proprio terreno di 30-40 metri quadri, (così come le scuole) in cui ogni nucleo familiare avrebbe qualche metro quadro per esercitarsi nella coltura delle verdure, a fare semenzai ed a coltivare degli alberi da frutta, la fame e la povertà sarebbero alleviate gradualmente, fino a farla sparire, grazie al solo lavoro delle popolazioni povere, andando ad eliminare anche la dipendenza dai grandi progetti umanitari.

Tra l’ altro investire sui piccoli campi di cui la gente locale si prende cura è anche molto meno costoso.

Esiste un detto cinese che recita: “Non dare ad un uomo i pesci, ma insegnigli come pescare!”. Questa è la mia idea del detto cinese: “Non portare continuamente cibo alla gente affamata, ma insegnai come come fare a produrselo anche nelle zone deserte!”. In ogni villaggio dei paesi in via di sviluppo in cui abbiamo avviato campi per le famiglia, ora il rischio carestia è molto minore.

In pratica, abbiamo insegnato alla gente come far crescere le verdure o gli alberi da frutta, e le tecniche da usare avendo poca acqua.

Tali cose non saranno dimenticate mai.

Vi prego aiutiamoli raccogliendo i semi per verdure e frutta tropicali, coltivabili nelle loro terre.

Suppongo che voi mangiate di tanto in tanto frutta tropicale come il melone, l’anguria, la zucca, la papaia, l’avocado, la passiflora commestibile, la cherimolia (Annona), ecc.

Non gettiamo i loro semi nell’immondizia, perchè da loro possono nascere tante altre piante. Da agosto del 2007 sto raccogliendo tutti i semi che mi sono stati inviati dai miei compatrioti, oltre che dai Paesi Bassi, dalla Francia, dal Portogallo, dalla Germania, ecc.

Ad Ottobre scorso ho portato circa 30 chilogrammi di semi all’ UNICEF-project in Algeria (guardate i messaggi precedenti su questo blog), dove ora producono nuova frutte in più di 1000 piccoli campi, costruiti negli accampamenti del rifugiati del Sahrawis.

Basta lavare questi semi (per eliminare la polpa), asciugarli su una piastra (non su carta, onde evitare che si attacchino) ed inviarli al seguente indirizzo:

pasfoto wvc
Prof. Dr. Willem VAN COTTHEM
Beeweg 36
B-9080 ZAFFELARE (Belgique)
Tél. +32 9 356 86 16
e-mail : willem.vancotthem@gmail.co

Naturalmente stiamo prendendo tutte le precauzioni sanitarie necessarie prima di portarli in Algeria o in altri paesi, tra cui l’ India.

Per la prima volta nella loro vita, i rifugiati sono in grado di coltivare le verdure e gli alberi da frutta…

Un complemento importantente del cestino quotidiano degli alimenti offerto dal programma mondiale sull’ alimentazione (WFP), ora è prodotto dai rifugiati stessi di Sahrawi. Un alimento fresco aiuta tanto la salute, in particolare quella dei bambini.

Di conseguenza conto sulla vostra generosità.

Un grazie a nome delle tante povere persone che aiuterete.

(Traduct. Pasquale Morone)